Colon irritabile: cosa mangiare? La dieta per una corretta alimentazione

La sindrome del colon irritabile, definita comunemente anche come “colite”, è una patologia sempre più diffusa che colpisce buona parte della popolazione adulta, in prevalenza le donne. Un miglior controllo dello stress, dello stile di vita e soprattutto dell’alimentazione possono essere validi aiuti per migliorare la sintomatologia dolorosa.

Cos’è la sindrome del colon irritabile?

Il colon irritabile è un disturbo intestinale cronico non infiammatorio che presenta alcune caratteristiche tipiche, quali dolori addominali, meteorismo, flatulenza, variazioni dell’alvo (con diarrea o stipsi, o alternanza fra le due), in mancanza di una specifica causa di natura organica. La sintomatologia è comunque ampia e può variare non solo da paziente a paziente, ma anche nello stesso soggetto in momenti differenti.

L’andamento è variabile e spesso la patologia si manifesta e si riacutizza in determinate condizioni di particolare stress psichico e fisico. Si tratta di un disturbo che non interferisce né con la sopravvivenza, né con l’assorbimento delle sostanze nutritive, tuttavia può peggiorare anche notevolmente la qualità di vita di chi ne soffre a causa delle crisi dolorose e delle alterazioni nelle evacuazioni.

Per fare diagnosi di colon irritabile, secondo i Criteri di Roma è necessario che la sintomatologia dolorosa sia presente per almeno dodici volte nei dodici mesi precedenti e che:

  • La stessa migliori dopo la defecazione.
  • Sia accompagnata ad una modificazione della consistenza delle feci.
  • Sia associata ad una variazione della frequenza delle evacuazioni.

Colon irritabile: quali sono le cause?

Nonostante la sindrome del colon irritabile coinvolga un numero sempre maggiore di soggetti, è difficile poter stabilire una sola causa precisa. L’ipotesi più accreditata è che vi sia un insieme di concause, di natura biologica (sensibilità e maggiore suscettibilità delle viscere, alterazione della motilità del tratto digerente, flora batterica, infezioni intestinali) e psicosociale (aspetti emozionali, cognitivi), oltre allo stress e all’uso cronico di farmaci antinfiammatori o antibiotici, che accorrono nella predisposizione della patologia o nell’acutizzazione della sintomatologia.

Non a caso, l’intestino è definito come il secondo cervello dell’organismo ed è strettamente connesso con quanto avviene nel “primo cervello”: molti eventi stressanti a livello psichico si riversano e riflettono anche sull’attività gastrointestinale e viceversa, influenzandosi vicendevolmente.

Trattamenti per il colon irritabile

Il supporto del proprio medico e/o del gastroenterologo è utile per approntare una terapia farmacologica che mitighi i sintomi e i segni riferiti dal paziente, non essendo conosciuta la causa scatenante del disturbo. Ad esempio, essa si basa su farmaci lassativi in caso di stipsi e di antidiarroici in presenza, invece, di diarrea; di probiotici, per regolare la flora intestinale batterica; integratori a base di piante carminative se vi sono meteorismo, flatulenza e gonfiore addominale.

Utile è la pratica di una puntuale attività fisica, anche leggera, che non solo regola il lavoro intestinale, ma aiuta pure a ridurre lo stress e a distendere le tensioni che possono avere un’enorme influenza sull’insorgenza del disturbo.

Colon irritabile e attività fisica

Naturalmente anche l’alimentazione è coinvolta nel trattamento del colon irritabile: molto importante è riuscire a individuare i cibi che possono esacerbare i sintomi, in modo del tutto soggettivo, e, in generale, ridurre il consumo di quelli che, più oggettivamente, non sono alleati dell’apparato intestinale in presenza di colite.

Cosa mangiare in caso di colon irritabile

Dinanzi alla colite, è difficile stabilire un solo tipo di alimentazione che vada bene per tutti i pazienti, poiché ognuno possiede sensibilità e suscettibilità differenti, soggettive. Una buona norma può essere quella di tenere un diario alimentare in cui segnare quali siano i cibi “colpevoli” di avere innescato o acuito fastidi, dolori addominali e tutti gli altri sintomi tipici del disturbo, così da ridurne o eliminarne il consumo, valutando poi se vi sia stato un effettivo miglioramento delle proprie condizioni.

È possibile, però, fornire delle indicazioni generali su quali siano le scelte culinarie più o meno adatte quando si soffre di colon irritabile.

Fibre e colon irritabile

Il consumo frequente di fibre è da sempre consigliato nell’ambito di un’alimentazione sana e corretta: questo perché esse hanno un ruolo vantaggioso per la salute e il funzionamento gastrico, stimolando la digestione, facilitando il transito intestinale, rendendo le feci più morbide, riducendo anche i rischi di comparsa di tumore al colon. Se il disturbo si manifesta con fenomeni di stipsi, quindi, resta valido questo suggerimento, portando in tavola i cibi che ne sono più ricchi, in primis frutta e verdura. Al contrario, quando la colite si accompagna a scariche diarroiche, è opportuno ridurne l’apporto quotidiano. Teniamo presente che grosse quantità di fibre possono provocare l’insorgenza di gonfiore addominale, fattore critico in caso di colon irritabile: meglio non esagerare.

Assumere sufficienti quantità di acqua è una scelta corretta che aiuta ad ammorbidire la feci in caso di stipsi e a idratarsi se sia presente la diarrea.

Evitare gli alimenti troppo grassi, quelli che provocano irritazione o fermentazione intestinali è la raccomandazione più comune: tali cibi vengono inserite nel cosiddetto gruppo dei FODMAP. Vediamo cosa significa quest’acronimo.

Cibi FODMAP e colon irritabile: gli alimenti da evitare

Il termine FODMAP è una sigla che indica Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi Fermentabili e Polioli, vale a dire di carboidrati (o zuccheri) a catena corta che sono assorbiti solo parzialmente nel tratto gastro-intestinale, provocando fermentazione e insorgenza della sintomatologia dolorosa e compromettendo lo stato di benessere dei singoli soggetti.

Cibi FODMAP e colon irritabile

Tali zuccheri sono presenti soprattutto in determinati alimenti:

  • Grano, segale e derivati
  • Cous-cous
  • Legumi
  • Latte e alcuni prodotti caseari
  • Frutta secca
  • Alcuni tipi di frutta
  • Alcuni tipi di verdura
  • Cioccolato
  • Miele

Nello specifico, gli alimenti contenenti frumento e farine di frumento (e quindi glutine) sono in linea di massima da limitare o evitare, preferendo altri cereali come amaranto, avena, grano saraceno, quinoa, riso, miglio, tapioca, sorgo.

I legumi, per quanto preziosi alimenti, possono dare vita a importanti fenomeni fermentativi con comparsa di gonfiore addominale e flatulenza. Si possono mettere in atto alcuni accorgimenti come la scelta delle varianti decorticate (la buccia è la responsabile principale di tali effetti collaterali), oppure il passaggio al passaverdure o al frullatore dopo cottura, sempre al fine di eliminare la buccia.

Legumi senza buccia per colon irritabile

Per quanto riguarda il latte e i prodotti caseari, è preferibile dare spazio a quelli senza lattosio e ai formaggi molto stagionati, oppure al latte vegetale in sostituzione dei più classici latte vaccino, di pecora, di capra o di bufala (lo stesso discorso vale per i prodotti che li contengono fra gli ingredienti).

In caso di colon irritabile, la frutta da limitare è la seguente: anguria, mele, albicocche, ciliegie, fichi, pesche, pere, prugne, cachi, more e nespole. Meglio optare per banane, frutti di bosco, kiwi, mandarini, arance, melone, uva, ananas.

Anche la scelta delle verdure è da fare con accuratezza: se si soffre di colite, sono da ridurre crucifere (cavolo, cavolfiore, broccoli, ecc.), asparagi, cipolla, aglio, scalogno, carciofi, zucca, radicchio, finocchio, fagiolini, funghi.

Tra le bevande, sono da limitare anche il caffè, il vino e il tè.

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Pubblicato da Caterina Perfetto

Biologa Nutrizionista, laureata in Scienze Biologiche presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", perfezionata in Igiene Alimentare, Nutrizione e Benessere. Amante di scrittura, musica, libri, del buon cibo, ancora di più se accompagnato a del buon vino, Caterina collabora con Everli da novembre 2020.

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